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Spaghetti, pollo, insalatina

Spaghetti, pollo, insalatina

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Insalata primaverile di gamberetti

12 sabato Apr 2014

Posted by stefaniabuc in Antipasti, Secondi

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fagioli, gamberetti, insalata, limone, prezzemolo

insalata gamberetti

Ancora pesce. Gamberetti per la precisione.
Cominciamo subito a contestare la falsità di una leggenda. I gamberi camminano all’indietro.
Falso!
La verità è che i gamberi camminano in avanti, usando le appendici poste lungo il torace. Solo di fronte a un pericolo i gamberi fanno un balzo all’indietro contraendo i muscoli addominali e provocando di conseguenza la flessione improvvisa della coda. Riprendono a muoversi normalmente, passato il pericolo.
E ora la ricetta

INSALATA DI GAMBERETTI
Ingredienti
400 gr. gamberetti sgusciati
una scatola di fagioli cannellini
un limone
un bicchiere di vino
2 foglie di alloro
ciuffo di prezzemolo
olio
sale e pepe Continua a leggere →

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Cavolo a pranzo e cena

30 domenica Mar 2014

Posted by stefaniabuc in Antipasti, Secondi

≈ 1 Commento

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cavolo, cipolla, limone, mela, semi di finocchio

Kerala13 212 Fine dell’inverno. Inizio della primavera.
Prepariamo un’insalata di cavolo cappuccio.
Pensate che non sia più la stagione?  Sbagliato.
Esistono tre varietà di cavolo cappuccio e sono coltivate soprattutto al sud.
C’è  quello
precoce che troviamo in inverno, c’è  il tardivo a palla compatta, di gusto dolce, sul mercato dalla primavera all’estate e c’è la paesanella, varietà raccolta in tarda estate e in autunno.
Si conserva a lungo in frigorifero e quindi può essere sempre a nostra disposizione.
Il cavolo cappuccio possiede un’alta percentuale di acqua, un basso valore energetico, un equilibrato contenuto vitaminico e un discreto contenuto di calcio, fosforo e potassio.
Visto che la maggior parte dei nutrienti vengono, però, distrutti dalla lunga cottura, facciamo un’insalata di cavolo crudo, semplice, veloce ma fantasiosa.

Continua a leggere →

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Italiani d’Argentina

02 mercoledì Ott 2013

Posted by stefaniabuc in Antipasti, In viaggio, Secondi

≈ 1 Commento

Tag

tonno, torte rustiche

tagliata

Scoprire di avere un pezzo di famiglia in Argentina e solo dopo anni dare un volto a zii e cugini può essere emozionante, scioccante, destabilizzante, entusiasmante.
Come sarà quel paese? Lì c’è un pezzo della nostra storia di emigranti. Lì c’è un pezzo della nostra cultura, anche culinaria.
Allora si deve andare, si deve conoscere, si deve confrontare.
Eccomi lì, a Buenos Aires, sola, adulta, di fronte a zii e cugini mai visti prima. Eccola la mia cugina argentina, l’altra discendente femmina di una famiglia di cuoche sopraffine.
C’è veramente una fetta d’Italia a Buenos Aires, un’Italia di antiche tradizioni conservate gelosamente e ostinatamente. I cibi della terra d’origine, le tradizioni che scandiscono i mesi e gli anni, la vita comunitaria di persone divise tra presente e passato.
Da lì ho portato indietro il senso di calore, dell’accoglienza, dell’ingenuità e … anche qualche ricetta.
Una commistione di ingredienti e sapori che è alla base della vita degli Italiani d’Argentina.
La prima ricetta è una torta rustica molto ricca e molto gustosa che in onore di mia cugina chiamerò FOCACCIA  BIANCA. In realtà  per i colori degli ingredienti  dovrei dire BIANCA ROSSA E VERDE.
Per la pasta
Mettete a fontana una tazza di farina e mezzo cucchiaio di sale. Poi nell’ordine aggiungete 100 gr dimargarina fredda  e l’acqua gelata necessaria. Amalgamate gli ingredienti  e lavorate l’impasto fino a ottenere una pasta elastica.
Fatela  riposare in frigo per 1 ora.
Suggerimento: per essere più veloci potete usare la pasta brisée  pronta.

padella cut 2


Per l’interno
Fate  rosolare una cipolla nell’olio.  Aggiungete 1 peperone a dadini. Cuocete per 5′. Poi unite 5 pomodoriciliegia  a dadini, una scatola grande di tonno, origano e basilico a piacere. Cuocete per amalgamare bene gli ingredienti.
Stendete metà della pasta in una teglia unta con olio. Riempite con il composto di peperoni e tonno. Stendete sul composto fettine di mozzarella. Coprite con l’altra pasta rimasta. Mettete in forno a 180° per 30 minuti.
Se invece di usare una teglia grande per torte suddividerete il composto in stampi da muffin, potrete servire le piccole quiche come aperitivo.

Conoscete la canzone di Fossati “Italiani d’Argentina”?  E’ lei che mi ha ispirato il titolo di questo post. Ascoltatela qui  .

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Plin Plin Polpettin

03 mercoledì Apr 2013

Posted by stefaniabuc in Antipasti, Secondi

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arancio, salse, spinaci

Ci siamo.  Sono pronta.
Ecco la mia prima vera ricetta per voi.
POLPETTE DI SPINACI CON SALSA ALL’ARANCIA
E’ un secondo ma anche un antipasto.
E’ un piatto che può essere preparato con un certo anticipo e riscuote sempre un discreto successo. E’ “vegetariano” ma mette d’accordo ortodossi e buongustai onnivori pronti a divorare tutto.
L’ho cucinato recentemente per un aperitivo con i miei amici colleghi. Abbiamo inaugurato così i VENERDI’ DELL’APERITIVO A CASA DI …
Ma questa è un’altra storia e ve ne parlerò presto.

Ecco i dettagli della ricetta. Provata e riprovata!

Prima di tutto gli ingredienti
per  l’IMPASTO
800 gr. spinaci
1 uovo intero
4 cucchiai di grana grattugiato
1 rametto di maggiorana (oppure 2 cucchiai di  maggiorana in polvere)
60 gr. pangrattato
Noce moscata
Olio per friggere
Pepe e sale

per la SALSA ALL’ARANCIA
150 gr. di maionese
1 arancia
qualche goccia di tabasco ( a piacere)
Sale

E ora mettiamoci all’opera.
Lavate gli spinaci. Metteteli, ancora sgocciolanti, in una pentola capiente. Unite un cucchiaino di sale grosso. Cuocete a fuoco alto per 5 minuti. Scolateli e lasciateli raffreddare. Poi strizzateli bene con le mani e tritateli  con un coltello.
Ora mettete gli spinaci in una ciotola. Aggiungete la maggiorana, l’uovo sbattuto, il grana, il pangrattato. Mescolate e insaporite con un pizzico di sale fino, il pepe e la noce moscata. Qui non ci sono dosi precise. Dovete assaggiare e farvi guidare dal vostro gusto. A me piace esagerare con la noce moscata. Non tutti hanno però questa passione insana.
Mescolate gli ingredienti  con le mani. Sì, proprio con le mani, come faceva mia nonna. In questo modo si raggiunge la fusione perfetta tra gli ingredienti. Preparate  le polpette e passatele nel pangrattato prima di friggerle in olio abbondante. Io uso quello di semi.
Sgocciolate le polpette su carta assorbente e salate, se necessario.

Passiamo alla preparazione della salsa.
Lavate l’arancia e grattugiatene la buccia. Spremete il succo di mezzo frutto. In una ciotola versate maionese, succo e scorza di arancia, qualche goccia di tabasco e  sale. Anche qui entrano in gioco i vostri gusti personali. Io metto un po’ di tabasco e poi assaggio e assaggio finché arrivo alla giusta “piccantezza” per me.
A questo punto lasciate riposare la salsa in frigorifero per 30 minuti.
L’ asprezza dell’arancio si lega perfettamente al gusto degli spinaci. Mettete la salsa in una ciotola e lasciate che i vostri ospiti se ne servano a piacere. L’intingolo nasce per arricchire semplici polpette di spinaci ma poi ti rapisce. Vedrete che arriveranno ad abusarne fino a spalmarlo ovunque.

E a questo proposito un suggerimento spassionato nato dall’esperienza. Tostate del pane e ricopritelo con questa salsa all’arancia. E’ un veloce antipasto da  preparare anche all’ultimo momento.

Sentite cosa mi ha ispirato questa ricetta. Una buffa poesia sull’onda dei ricordi infantili.

PLIN PLIN POLPETTIN
Cerca uova e maggiorana,
pangrattato e unisci il grana.
Gli spinaci li hai lessati?
Sei sicuro, li hai asciugati?
Olio caldo , che calore,
si ravviva il tuo pallore!
Il segreto è la mistura,
non di men la doratura.
Nella stanza un forte odore?
Ma mangiarle è buonumore.
Che contiene la salsina?
Un po’ di suspense non rovina.

E’ un piccolo esercizio che facciamo nelle cene tra amici o nelle nostre gare di cucina. Scrivere piccole storie o poesie ispirate al cibo che portiamo in tavola.

 

 

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Il fiatone

01 lunedì Apr 2013

Posted by stefaniabuc in Antipasti, Di madre in figlia

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formaggio

Nonna Flavia 2

Cosa lega una madre a una figlia, una nonna a una nipote?
Cosa si può trasmettere senza parole?

Viaggio con i sensi chiudendo gli occhi.

La prima immagine è anche un profumo. Sono nella vecchia cucina della casa delle mie vacanze di bambina.
Una leggera polvere si alza nell’ aria. E’ la farina che ricopre il grande tavolo di marmo. Mia nonna con vigore impasta le uova, l’acqua, la farina. Io le sono accanto. Sullo sfondo il camino.  Non oso toccare nulla ma la farina si alza e mi ricopre. Ora la sento. Sono parte di quel momento. La cucina è grande . Ci si muove con facilità. C’è farina sparsa ovunque.

Nonna Flavia. Sei figlie e una sola nipote sul suolo italiano. Io.

Sorrido. Penso  ai motivi per cui sono diventata invece maniaca dell’ordine. Nella mia cucina non c’è lo spazio necessario per creare un disordine creativo. Tutto ha il suo ritmo, il suo posto. Tutto deve essere pulito al momento. Ma si cucina comunque.
I ricordi di mia nonna sono sempre legati al cibo. Eccola che arriva con grandi buste. Cosa ci sarà stavolta? Una crostata? Dei biscotti per la nostra colazione? Delle  conserve per l’inverno?  Escono dalle sporte barattoli di melanzane sott’olio, marmellate, frutta profumata…

Cambio scena. Sono nella cucina della mia giovinezza e adolescenza. C’è mia madre al posto di comando.
Niente più mani in pasta. Non c’è tempo. Si va sempre in fretta. Ma ci sono gli occhi. Lo sguardo cattura i segreti. . Posso aiutare, pesare gli ingredienti, leggere ad alta voce le ricette durante l’esecuzione ma mai osare cimentarmi con la maestra.
E poi improvvisamente il miracolo.
Cambia di nuovo la scena. Sono nella mia casa da single. Accendo un fornello. Mescolo gli ingredienti e magia. Cucino. Cucino per me stessa.. Provo, cambio ingredienti, doso i sapori. Cosa è quello strano piacere che si impossessa di me?

E se avessi anche un pubblico? Se trovassi cavie in grado di assaporare e, perché no, apprezzare le mie fatiche?
Si comincia. La casa si apre. Acquisto sicurezza e il demone si è già impossessato di me. Da allora non ho mai smesso.

E le ricette di Nonna Flavia dove sono finite? Comincio la ricerca. Ecco che si apre lo scrigno di famiglia. Escono fuori le ricette scritte a mano. Manca però la più difficile. Dove sarà conservata?
Si scatena la gara tra mamma e le zie.
Il fiatone, la torta di formaggio. Non ho mai capito l’origine di questo nome ma non ha mai avuto grande importanza.

Ti ricordi la ricetta del fiatone?
Sì, certo.
Ci vuole un bicchiere di vino bianco nell’impasto per renderla così friabile.
No. Ti sbagli. C’era un bicchiere di olio. Il vino non lo ricordo.
Proviamo. No, così non va. La pasta era più friabile. Hai sbagliato formaggio.

E così all’infinito.

Ogni figlia ha la sua ricetta personale del ricordo. E ogni volta il risultato è diverso.
La ricetta di mia madre, quella più vicina al fiatone di mia nonna?

Per la pasta: 1 bicchiere d’olio,1 bicchiere di vino bianco, sale e pepe, farina q.b.
La farcia? 8 uova intere, sale 2 etti parmigiano 1 etto di pecorino
In forno 45 minuti circa. E poi la curiosità. Come sarà venuta stavolta? La prova del fuoco è l’interno. Nel formaggio ci devono essere i buchi. Tanti, piccoli e grandi.  A dire il vero a me piace sempre, con o senza buchi all’interno.
Nonna, hai vinto!  Ti vedo che sorridi sorniona da lassù. Hai ancora il tuo segreto.
Non ci hai lasciato la ricetta perfetta ma ci hai lasciato la curiosità, il piacere di provare, sbagliare i sapori. Hai stimolato la nostra fantasia di figlie e nipoti. Ci hai costretto a essere creative in cucina
E soprattutto ci hai dato  la percezione che il cibo unisce, dà calore    Il cibo è famiglia.

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